La sindrome dell’edificio malato è una condizione che interessa sempre più frequentemente ambienti residenziali, uffici e spazi pubblici, spesso senza essere riconosciuta come tale.
Tale fenomeno è strettamente legato all’evoluzione dell’edilizia moderna. L’aumento dell’isolamento termico, la riduzione delle infiltrazioni d’aria e l’attenzione all’efficienza energetica hanno reso gli edifici più performanti dal punto di vista dei consumi, ma spesso meno efficaci nel garantire un adeguato ricambio d’aria.
In assenza di una progettazione impiantistica corretta, questo tipo di problema può manifestarsi anche in costruzioni nuove o recentemente ristrutturate, rendendo il problema ancora più insidioso e difficile da individuare.
Cause della sindrome dell’edificio malato: aria indoor e impianti HVAC
Le cause della sindrome dell’edificio malato sono molteplici, ma convergono quasi sempre sulla qualità dell’aria indoor. Una ventilazione insufficiente favorisce l’accumulo di anidride carbonica, umidità, polveri sottili e composti organici volatili (VOC) rilasciati da arredi, materiali da costruzione, vernici e detergenti. A questi fattori si aggiungono muffe, batteri e allergeni che trovano terreno fertile in ambienti chiusi e poco ventilati.
Un ruolo determinante è svolto dagli impianti HVAC, soprattutto quando risultano obsoleti, mal regolati o privi di una manutenzione adeguata o del tutto assenti. Filtri non sostituiti, condotte sporche e sistemi di climatizzazione non bilanciati possono trasformare l’impianto da strumento di comfort a veicolo di contaminanti. Tale fenomeno è quindi spesso il risultato di una progettazione che ha privilegiato l’efficienza energetica senza integrare correttamente la gestione dell’aria.
Per prevenire queste criticità è fondamentale adottare soluzioni impiantistiche che garantiscano un ricambio d’aria costante e controllato.
Sintomi e impatto sulla salute e sulle prestazioni delle persone
I sintomi della sindrome dell’edificio malato possono essere eterogenei e spesso vengono attribuiti ad altre cause, rendendo difficile una diagnosi immediata. Tra i disturbi più comuni che questa condizione provoca in chi abita gli ambienti di un “edificio malato” rientrano: mal di testa ricorrenti, affaticamento, difficoltà di concentrazione, irritazione agli occhi, naso e gola, secchezza delle mucose e sonnolenza. In alcuni casi si osserva anche un peggioramento di allergie, asma o problemi respiratori preesistenti.
L’impatto di tutto questo non riguarda solo la salute individuale, ma anche la produttività e il benessere collettivo. In ambienti di lavoro, una scarsa qualità dell’aria indoor può ridurre l’efficienza operativa, aumentare l’assenteismo e incidere negativamente sulla percezione del comfort. Negli edifici residenziali, invece, il problema si riflette sulla qualità della vita quotidiana e sulla sicurezza degli occupanti.
Comprendere il legame tra sindrome dell’edificio malato, aria indoor e impianti HVAC consente di affrontare il problema in modo strutturato. La corretta progettazione, regolazione e gestione degli impianti di ventilazione e climatizzazione diventa quindi un elemento chiave per prevenire i sintomi e garantire ambienti più salubri, efficienti e sostenibili nel tempo.
Vuoi migliorare la qualità dell’aria nei tuoi edifici e prevenire la sindrome dell’edificio malato? Affidati a Sester come partner tecnico per soluzioni avanzate di trattamento dell’aria.
