Il radon è un gas radioattivo naturale presente nel terreno e nelle rocce. Non ha colore né odore e, quando penetra negli edifici, può accumularsi nell’aria che respiriamo. L’esposizione prolungata a concentrazioni elevate può avere gravi conseguenze per la salute dell’uomo, motivo per cui il radon è considerato un importante inquinante degli ambienti interni.
Come possiamo limitarne la presenza? Per rispondere occorre conoscere sia le caratteristiche dell’edificio sia quelle del territorio. In Trentino, una nuova mappatura approvata nel 2026 ha individuato i comuni nei quali il fenomeno richiede particolare attenzione.
Come entra negli edifici?
Il radon si forma dal decadimento naturale dell’uranio contenuto nel sottosuolo. All’aperto si disperde rapidamente, mentre negli spazi chiusi può raggiungere concentrazioni significative. Il principale punto di ingresso è il contatto tra edificio e terreno. Il gas può risalire attraverso fessure nei pavimenti, giunti tra pareti e fondazioni, passaggi delle tubazioni e altre aperture, anche molto piccole.
Per questo motivo, cantine, seminterrati e locali al piano terra sono generalmente più esposti. Il radon può comunque raggiungere anche i piani superiori, soprattutto quando la circolazione dell’aria interna ne favorisce la diffusione.
La concentrazione dipende inoltre dalle caratteristiche del suolo, dalla struttura dell’edificio e dalle differenze di pressione tra interno ed esterno. Due abitazioni vicine possono quindi presentare valori molto diversi, anche quando sono costruite sullo stesso terreno.
Dove si trova il radon in Trentino: i dati aggiornati
L’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (APPA) monitora la presenza del radon negli edifici trentini dal 1995. Le attività hanno interessato abitazioni private, scuole e luoghi di lavoro.
Nel maggio 2026, sulla base di oltre 1.300 misurazioni effettuate tra il 1995 e il 2025, la Provincia autonoma di Trento ha approvato la prima individuazione delle aree prioritarie a rischio radon.
La classificazione identifica 15 comuni prioritari: Bondone, Borgo Valsugana, Canal San Bovo, Cavalese, Cavedine, Levico Terme, Moena, Novaledo, Pergine Valsugana, Predazzo, Roncegno Terme, Spiazzo, Tesero, Ville di Fiemme e Ziano di Fiemme.
Un comune viene classificato come area prioritaria quando si stima che almeno il 15% degli edifici superi una concentrazione media annua di 300 Bq/m³ (il becquerel è l’unità utilizzata per misurare la concentrazione di radon nell’aria: indica quanti decadimenti radioattivi avvengono ogni secondo in un metro cubo d’aria). Sono inoltre previste aree non prioritarie e aree da approfondire, nelle quali le misurazioni disponibili non sono ancora sufficienti.
Come capire se il radon è presente in casa?
Per conoscere la concentrazione di radon è necessario utilizzare appositi rilevatori, generalmente piccoli dosimetri passivi da collocare nei locali abitati. Poiché i valori cambiano durante la giornata e nelle diverse stagioni, una misurazione della durata complessiva di un anno consente di ottenere un risultato più rappresentativo dell’esposizione.
Il D.Lgs. 101/2020 stabilisce i seguenti livelli di riferimento per la concentrazione media annua:
- 300 Bq/m³ nelle abitazioni esistenti e nei luoghi di lavoro;
- 200 Bq/m³ nelle abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024.
Questi valori servono a orientare le misure di protezione: non indicano una soglia al di sotto della quale il rischio sia completamente assente.
In Trentino, APPA ha avviato nel 2026 una campagna gratuita di misurazione nelle abitazioni, aperta alle richieste dei cittadini e soggetta alla disponibilità dei rilevatori. I dispositivi vengono assegnati secondo criteri che tengono conto anche della classificazione del comune e delle caratteristiche dell’abitazione.
Modalità di partecipazione e aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale di APPA.
Ridurre il radon negli ambienti interni con la VMC
Eliminare completamente il radon non è generalmente possibile, ma esistono interventi che permettono di ridurne la concentrazione e limitare l’esposizione.
L’installazione della ventilazione meccanica controllata (VMC) è uno di questi. Un sistema VMC rinnova l’aria degli ambienti e in presenza di radon può contribuire a diluirne la concentrazione, evitando di affidare il ricambio d’aria esclusivamente all’apertura delle finestre.
I sistemi dotati di recupero di calore permettono inoltre di contenere le dispersioni termiche durante la ventilazione, un aspetto particolarmente importante nei mesi freddi.
L’efficacia della VMC dipende però dalla progettazione e dal bilanciamento delle portate d’aria. Negli edifici esistenti è importante valutare le fondazioni, gli eventuali locali interrati e il funzionamento degli impianti di ventilazione. In fase di nuova costruzione, invece, è possibile prevedere già nel progetto accorgimenti per limitare l’ingresso del radon.
Se sei un progettista o installatore contattaci per una consulenza tecnica sulla scelta e sul dimensionamento della ventilazione meccanica controllata.
Dal 1957, Sester affianca professionisti in tutto il Trentino-Alto Adige nella scelta e nella gestione degli impianti HVAC.
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