Le dispersioni termiche in casa sono uno dei parametri centrali nell’analisi energetica di un edificio. Per chi si occupa di progettazione impiantistica o installazione di sistemi HVAC, saperle quantificare e gestire non è solo una questione normativa: è la base per progettare impianti che funzionino correttamente e garantiscano le prestazioni attese.
Le categorie di dispersioni termiche
La dispersione termica è il flusso di calore che attraversa l’involucro edilizio dal lato a temperatura maggiore verso quello a temperatura minore. In inverno il flusso va dall’interno verso l’esterno; in estate si inverte.
Si distinguono due categorie principali:
- Dispersioni per trasmissione: avvengono attraverso pareti, coperture, solai e serramenti. Il parametro di riferimento è la trasmittanza termica U (W/m²K): più è elevata, maggiore è la perdita di calore per unità di superficie.
- Dispersioni per ventilazione e infiltrazione: legate al ricambio d’aria, sia volontario che involontario. Il calcolo considera sia la portata d’aria in m³/h che il calore specifico volumico dell’aria.
A queste si aggiungono i ponti termici: discontinuità nell’involucro (spigoli, nodi strutturali, giunti infisso-muratura) che concentrano il flusso termico e possono generare condensa superficiale se non gestiti in fase di progetto.
Il calcolo: riferimenti normativi
Il calcolo delle dispersioni per la climatizzazione invernale segue la UNI EN 12831, che definisce il metodo per determinare il carico termico di progetto. Il risultato, ovvero il carico termico disperso, è il dato base per dimensionare correttamente l’impianto di riscaldamento.
I parametri principali da considerare:
- Trasmittanza U delle componenti opache (UNI EN ISO 6946) e dei serramenti (UNI EN ISO 10077)
- Coefficiente lineare per i ponti termici (UNI EN ISO 10211)
- Temperatura esterna di progetto secondo UNI 10349 — in Trentino-Alto Adige, zone E e F, con valori anche sotto -10°C
- Fattori di correzione per ambienti non riscaldati, terreno, spazi confinanti
Un errore in questa fase porta a impianti sovradimensionati, con funzionamento inefficiente a basso carico, o sottodimensionati, incapaci di garantire le condizioni di comfort nei giorni più freddi.
Strategie di intervento contro le dispersioni termiche
L’approccio alle dispersioni termiche non può essere monodirezionale. Agire solo sull’involucro senza ricalibrare l’impianto (o viceversa) produce risultati parziali.
Diagnosi energetica: il punto di partenza è sempre la quantificazione delle dispersioni esistenti, tramite calcolo secondo UNI EN 12831, termografia IR per individuare ponti termici e infiltrazioni, Blower Door test per la tenuta all’aria.
Riqualificazione dell’involucro: isolamento a cappotto o insufflaggio in intercapedine per le pareti opache, sostituzione dei serramenti, interventi di continuità dell’isolamento sui ponti termici. In Trentino-Alto Adige, il clima rigido rende questi interventi particolarmente efficaci in termini di ritorno dell’investimento.
Ottimizzazione impiantistica: un involucro migliorato modifica il carico termico e richiede spesso una revisione del dimensionamento. In molti casi consente di abbassare la temperatura di mandata e passare a sistemi a bassa temperatura (pannelli radianti o fan coil) con benefici significativi in abbinamento a pompe di calore.
VMC con recupero di calore: un recuperatore ad alta efficienza (η > 80–85%) riduce drasticamente le perdite legate al ricambio d’aria mantenendo la portata igienica necessaria.
Regolazione e automazione: sonde climatiche esterne, valvole di zona, termoregolazione ambiente per ambiente: la gestione evoluta dell’impianto riduce i consumi in modo continuo senza penalizzare il comfort.
Sester: supporto tecnico per progettisti e installatori
Operare in Trentino-Alto Adige significa gestire le dispersioni termiche con un approccio rigoroso già dalla fase di progetto, in un contesto climatico tra i più impegnativi d’Italia, soprattutto nelle zone di montagna.Â
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